Diffusionismo
pubblicato in data 26 - 05 - 2007 alle 14:24

..mi venne all’improvviso l’idea di interpretare il paesaggio in maniera più intensa. Ma come? …subito la mia attenzione si spostò sulla luna: era la sua luce a permettermi di vedere…

…pensai che la luce si diffonde e che è lei a dare forma agli oggetti forma e colore, almeno per come possiamo vederli noi con i nostri ochhi. Dipinsi così una candela, simbolo di luce per eccellenza, ma anche simbolo di una nuova intuizione che si era accesa nella mia mente…

Oltre alla luce presi coscienza che tutto si diffonde, anche ciò che in apparenza appare come statico e fermo. Ogni cosa è il risultato di una serie di azioni che hanno influito in maniera più o meno importante alla sua esistenza in un intreccio assurdamente complesso e imprevedibile. Insomma potremmo dire che questo quadro è il manifesto del “diffusionismo”.
Guardando un vaso al di fuori della finestra, cominciai a immaginare cosa possa essere stato determinante ai fini della sua stessa esistenza, cominciai a vedere, seppur in maniera grossolana e molto limitata, quell’assurdo intreccio di cause che sta dietro ogni cosa.

Il quadro è nato mentre ascoltavo brani jazz eseguiti da eccezionali chitarristi come Paco de Lucia, Al di Meola e John McLaughlin.
La musica, specialmente in alcuni brani come “Belo Horizonte” mi metteva una sorta di inquietudine. Questo sentimento diffondeva direttamente da me al quadro, attraverso il pennello e i colori, in una città con palazzi senza finestre e strade di cui non si vede la fine. Lo studio del quadro (e la prima realizzazione) è stato fatto nel 1997, ma la realizzazione finale nel 2003
Al momento non è disponibile la foto del quadro.
Al centro del quadro un uomo, emblema dell’uomo in quanto tale, rischiarato dalla luce di una candela, si interroga sulle decisioni da prendere e sulle “mosse” da fare tra le infinite combinazioni che la vita gli pone innanzi. I pensieri fluiscono sotto forma di grandi onde, onde che però andranno a scontrarsi con la limitatezza della stanza e si disperderanno sui muri che l’uomo stesso si è costruito. Ogni uomo ha una stanza più o meno grande, i segnali che egli manda possono essere più o meno diffusi, ma sempre limitati.

Alcune sostanze, se sottoposte a calore, prima si disidratano e poi cominciano a frantumarsi. Alcune pietre si spaccano in modo da creare superfici perfettamente lisce. Volevo rendere la sensazione di siccità e arsura di un uomo che si è perso nel deserto. Il sole è pallido proprio perché visto attraverso gli occhi “perduti” del viaggiatore.

E’ mattino. Il sole è freddo e squadrato e le onde del mare sono grossi parallelepipedi di ghiaccio. Tutto è fermo e non ci sono forme di vita ad eccezione di un uomo che è rimasto solo in riva al mare.

Un uomo, da un lato, è influenzato e in un certo senso “formato” da tutto ciò che lo circonda. In questo processo dinamico si perde addirittura la distinzione tra l’uomo stesso e ciò con cui interagisce. Dall’altro lato emana delle onde di pensiero o di azione. Le onde del quadro prendono consistenza e fuoriescono da esso. E’ il primo quadro in cui mi sono distaccato dal concetto bidimensionale di opera ed avviato verso una interpretazione più piena e reale della diffusione.
su compensato 130×98cm

Un uomo sospeso per aria è avvolto da una confusione di linee diffusionali che originano da tutto il mondo circostante e che prima di arrivare a lui si fondono e interagiscono tra loro. A reggerlo cinque fili attaccati a mani, collo e piedi, come leggi che sembrano governare la realtà in cui l’uomo è sospeso. Lo studio del quadro è del 2001, ma la realizzazione finale del 2004
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Poichè ho sempre visto la mia stanza come qualcosa di importante, le dedico un’intera pagina, anche se in realtà fa parte del periodo “Diffusionismo”.
